Il cessate il fuoco in Medio Oriente e l'intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno fatto crollare le quotazioni del petrolio. Per gli automobilisti italiani la notizia è duplice: i prezzi alla pompa stanno scendendo, ma il governo potrebbe usare il calo del greggio come motivazione per non rinnovare il taglio delle accise in scadenza il 3 luglio.
Dopo l'annuncio dell'accordo, il Brent ha perso il 3,9%, scendendo a 83,89 dollari al barile. Anche il WTI è calato del 4,8%, portandosi a 80,80 dollari. Siamo ancora lontani dai livelli pre-guerra — il 27 febbraio 2026, alla vigilia del conflitto, il Brent era attorno ai 72 dollari — ma il trend è nettamente invertito rispetto al record di 126 dollari toccato lo scorso 30 aprile.
Gli effetti si stanno già vedendo alla pompa. Secondo i dati rilevati questa mattina da Staffetta Quotidiana, il prezzo medio della benzina self service sulla rete ordinaria è sceso a 1,890 €/L, con il diesel che è scivolato sotto la soglia dei 2 euro per la prima volta da settimane.
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che la firma definitiva dell'accordo avverrà venerdì 19 giugno 2026. Con la conclusione formale del conflitto riaprirà anche lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa un quinto del consumo globale di petrolio — e la pressione sui prezzi dovrebbe ulteriormente allentarsi nelle settimane successive.
Il contesto da cui si parte, però, è ancora pesante. I mesi del conflitto hanno lasciato il segno: famiglie e imprese hanno assorbito mesi di prezzi record alla pompa, con il gasolio stabilmente oltre i 2 euro e la benzina che in autostrada ha superato i 2 euro in modalità self.
Con il greggio in discesa, si apre la questione del taglio delle accise prorogato fino al 3 luglio, attualmente fissato a 5 centesimi al litro su benzina e gasolio (6,1 cent/L IVA inclusa). La misura era stata introdotta lo scorso marzo come risposta emergenziale ai rincari, con un costo significativo per le casse dello Stato.
Se il mercato continuerà a reagire positivamente all'accordo — come già sembra stia accadendo — il governo Meloni potrebbe decidere di non rinnovare il taglio alla scadenza. La logica è quella del meccanismo delle accise mobili: quando il prezzo del greggio scende, l'extra-gettito IVA che aveva giustificato lo sconto si riduce, e con esso la giustificazione politica per mantenerlo.
Con i prezzi di questa mattina e il taglio accise ancora attivo, un pieno da 50 litri di benzina self costa circa 94,50 euro. Se il Brent proseguisse il calo verso i livelli pre-crisi e le accise tornassero all'aliquota piena, l'effetto netto dipenderà dalla velocità della discesa del greggio rispetto alla scadenza del 3 luglio.
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