Dal 9 giugno i prezzi dei carburanti scendono senza interruzioni. Tredici giorni consecutivi di ribassi, un fatto che non si vedeva da mesi. Eppure le associazioni dei consumatori protestano: la discesa è troppo lenta rispetto al crollo del petrolio, e la scadenza del 3 luglio rischia di azzerare tutto.
Lunedì 22 giugno, la benzina self service sulla rete stradale ordinaria si attesta a 1,835 €/L, il gasolio a 1,930 €/L. Entrambi restano sotto la soglia dei 2 euro, che era stata superata nei mesi più critici della crisi mediorientale.
In autostrada i prezzi rimangono significativamente più alti: benzina self a 1,939 €/L, gasolio a 2,025 €/L.
Prezzi medi nazionali rete ordinaria — fonte MIMIT
Il Brent è sceso da 105 dollari al barile del 20 maggio agli attuali 80 dollari: un crollo del 24% in un mese, accelerato dall'accordo tra Stati Uniti e Iran siglato il 17 giugno. Nello stesso periodo, la benzina è calata da 1,961 a 1,835 €/L, pari al 6,4%. Il gasolio è passato da 1,980 a 1,930 €/L: appena il 2,5%.
Dal 9 giugno — giorno prima dell'inizio della discesa — il gasolio in autostrada in modalità self è sceso del 3,33%, pari a circa 7 centesimi al litro. Tradotto in euro su un pieno da 50 litri: 3,50 euro di risparmio. Per la benzina in autostrada il calo è del 3,53%, pari a 7,1 centesimi al litro, ovvero 3,55 euro a rifornimento.
Sono cifre concrete ma lontane da quello che la discesa del greggio avrebbe teoricamente potuto generare. Il motivo è strutturale: i distributori smaltiscono le scorte già acquistate a prezzi più alti, e i listini si adeguano con un ritardo di diversi giorni. È il cosiddetto effetto "razzo e piuma" — i prezzi salgono in fretta e scendono lentamente — che in questa fase è particolarmente evidente.
Le associazioni dei consumatori chiedono un intervento del governo. La posizione espressa dall'Unione Nazionale Consumatori è che i ribassi, pur reali, siano del tutto sproporzionati rispetto alla caduta del greggio, e che il settore dovrebbe trasferire più rapidamente il beneficio agli automobilisti. L'associazione ha chiesto all'esecutivo di convocare le compagnie petrolifere per sollecitare un'accelerazione dei ribassi.
Nel frattempo, anche l'Antitrust è monitorata come possibile soggetto di intervento, con esposti già preannunciati da più fronti per verificare se la lentezza dei ribassi sia giustificata da reali dinamiche di mercato o rifletta comportamenti speculativi.
La discesa in corso ha una data limite: il 3 luglio 2026, quando scade il taglio delle accise in vigore da inizio marzo. Lo sconto attuale è di 5 centesimi al litro su benzina e gasolio, pari a 6,1 centesimi IVA inclusa.
Se il governo non rinnovasse la misura, dal 4 luglio i prezzi alla pompa potrebbero salire automaticamente di quella cifra — indipendentemente da dove si troverà il Brent in quel momento. Significa che anche se il petrolio continuasse a scendere, la fine dello sgravio fiscale annullerebbe in un colpo solo buona parte del risparmio accumulato nelle ultime due settimane.
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