Dopo oltre venti giorni di ribassi consecutivi, il calo dei prezzi alla pompa si è praticamente arrestato. Le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz hanno bloccato la discesa, e il governo ha deciso di intervenire direttamente: il ministro Urso ha convocato per oggi pomeriggio i vertici delle principali compagnie petrolifere attive in Italia.
Gli ultimi rilevamenti mostrano una situazione di stallo quasi totale. La benzina self service sulla rete ordinaria è scesa di un solo millesimo di euro rispetto al giorno precedente, fermandosi a 1,809 €/L. Il diesel ha mostrato lo stesso movimento minimo, attestandosi a 1,892 €/L.
In autostrada il quadro è simile, con ribassi appena percettibili: benzina a 1,901 €/L, gasolio a 1,978 €/L. Anche GPL e metano sono sostanzialmente bloccati, con il GPL autostradale fermo da tre giorni a 0,877 €/L.
Dopo le tre settimane di calo costante seguite all'accordo USA-Iran di metà giugno, è la prima frenata netta. Per capire la portata del rallentamento: tra il 9 e il 29 giugno la benzina aveva perso circa 15 centesimi al litro sulla rete ordinaria, scendendo da 1,961 €/L a 1,810 €/L. Nei due giorni successivi il calo si è praticamente azzerato.
La causa principale sono le nuove tensioni esplose negli ultimi giorni attorno allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto mondiale di petrolio. L'Iran continua a rivendicare un controllo di fatto sull'area, e questo basta a far tornare l'incertezza sui mercati, frenando il trasferimento dei ribassi del greggio ai prezzi alla pompa.
Il meccanismo è quello già descritto nelle settimane scorse: i distributori aggiornano i listini con ritardo rispetto alle variazioni del greggio, e quando l'incertezza geopolitica torna a salire, la tendenza naturale è quella di attendere prima di applicare nuovi ribassi. L'effetto "razzo e piuma" — i prezzi salgono in fretta e scendono lentamente — si manifesta anche nella fase di stallo: basta che il vento cambi perché i listini smettano di muoversi verso il basso.
Le infrastrutture energetiche danneggiate durante il conflitto richiederanno inoltre mesi per essere riparate, il che significa che un ritorno pieno alla normalità dei flussi commerciali non è atteso prima della fine del 2026. Nel frattempo, ogni riacutizzarsi delle tensioni nel Golfo si riflette rapidamente sul Brent e, con qualche giorno di ritardo, sui prezzi alla pompa.
Di fronte a questo stallo, il governo ha scelto la linea della pressione diretta. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato al Mimit i rappresentanti di Eni, Api-Ip, Q8 e Tamoilper un incontro fissato per il pomeriggio di oggi, 30 giugno, a Palazzo Piacentini. L'obiettivo dichiarato è richiamare le compagnie alla responsabilità di adeguare più rapidamente i prezzi all'andamento dei mercati internazionali.
La convocazione arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni dei consumatori, che avevano già denunciato la sproporzione tra il crollo del greggio — oltre il 24% in meno dal picco di maggio — e il calo molto più contenuto registrato alla pompa. L'Unione Nazionale Consumatori aveva esplicitamente chiesto al governo di convocare le compagnie, e l'Antitrust era stata indicata come possibile soggetto di intervento per verificare l'assenza di comportamenti speculativi.
Dal Mimit si sottolinea che i carburanti sono scesi gradualmente per oltre venti giorni e che il costo in Italia risulta in linea — in alcuni casi persino migliore — rispetto agli altri principali paesi europei. L'esecutivo ha tuttavia ribadito la disponibilità a valutare nuove misure di sostegno per famiglie e imprese in base all'evoluzione del negoziato internazionale ancora in corso.
A rendere ancora più delicato il momento è la scadenza imminente del taglio delle accise. Il decreto in vigore da marzo garantisce uno sconto di 5 centesimi al litrosu benzina e gasolio, che con l'IVA inclusa diventano 6,1 centesimi. Questa misura scade il 3 luglio 2026.
Se il governo decidesse di non rinnovarla — ipotesi tutt'altro che esclusa, visto che il Brent ha già corretto significativamente rispetto ai picchi di maggio — dal 4 luglio i prezzi alla pompa sarebbero automaticamente più alti di 6 centesimi al litro, indipendentemente da ciò che accade sui mercati internazionali. Su un pieno da 50 litri significherebbe 3 euro in più rispetto a oggi.
L'incontro di oggi con le compagnie petrolifere si inserisce esattamente in questo contesto: il governo deve decidere entro giovedì se rinnovare o meno lo sgravio fiscale, e la riunione a Palazzo Piacentini potrebbe essere anche l'occasione per valutare l'orientamento delle compagnie prima di annunciare la propria scelta.
Prima di concentrarsi sulle incognite dei prossimi giorni, vale la pena fare il punto su quanto è cambiato nel corso del mese. A fine maggio la benzina self service sulla rete ordinaria era a 1,961 €/L. Al 30 giugno è a 1,809 €/L: un calo di 15,2 centesimi al litro. Sul gasolio il risparmio è stato di circa 5 centesimi — meno, perché il decreto del 7 giugno aveva ridotto lo sconto sulle accise del diesel da 10 a 5 centesimi al litro, attenuando l'impatto del calo del greggio.
Tradotto in termini pratici: chi ha fatto il pieno da 50 litri di benzina a fine giugno rispetto a fine maggio ha speso circa 7,60 euro in meno. Sulla stessa quantità di gasolio il risparmio si ferma a circa 2,50 euro. Cifre reali, ma ben lontane da quelle teoricamente attese a fronte di un Brent calato del 24%.
La fotografia regionale conferma lo stallo, con piccole eccezioni: ribassi residui di un millesimo limitati a Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Sardegna. Il gasolio mantiene un margine di calo leggermente più ampio in quasi tutte le regioni. Veneto, Lombardia e Marche sono le aree con i prezzi più contenuti sulla rete ordinaria. Bolzano, Molise e Valle d'Aosta restano tra le più care.
Prezzi self service in €/L — fonte MIMIT, 30 giugno 2026
Lo stallo attuale non significa necessariamente un'inversione verso il rialzo. Il governo ha esplicitamente collegato la convocazione delle compagnie alla volontà di evitare che le tensioni geopolitiche si scarichino sui consumatori sotto forma di rincari ingiustificati. Se le trattative con le petrolifere daranno risultati, è possibile che i listini riprendano a scendere nei prossimi giorni.
Il quadro però dipende anche da fattori fuori dal controllo del governo italiano. Se le tensioni a Hormuz si intensificassero — o se gli Stati Uniti e l'Iran non trovassero un accordo definitivo — il Brent potrebbe risalire, trascinando con sé i listini alla pompa. In quel caso anche il rinnovo delle accise non basterebbe a proteggere completamente il portafoglio degli automobilisti.
Controlla i prezzi aggiornati nella tua città — dati ufficiali MIMIT.