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Benzina al massimo dal 2022, Brent a 107 dollari: la produzione saudita ai minimi dal 1990 e il conflitto che non finirà prima di novembre

📅 11 settembre 2026⏱ 6 min di lettura
Benzina al massimo dal 2022 — Brent a 107 dollari, produzione saudita ai minimi dal 1990
Benzina self rete
2,077 €/L
+0,010 vs ieri
Gasolio self rete
2,184 €/L
+0,008 vs ieri
Brent
107,6 $/bbl
+6,34% vs ieri

Giovedì 11 settembre i prezzi dei carburanti toccano livelli che non si vedevano da oltre quattro anni. La benzina self service sulla rete ordinaria è a 2,077 euro al litro — il massimo dal 22 marzo 2022 — il gasolio a 2,184 euro. In autostrada: benzina a 2,163 €/L, gasolio a 2,258 €/L. Il Brent ha chiuso la sessione del 10 settembre a 107,6 dollari al barile, con un rialzo del 6,34% in una sola seduta. Il WTI ha segnato 104,2 dollari. Non si tratta di una fiammata temporanea: la produzione saudita è crollata ai minimi dal 1990 e il fronte bellico si è allargato fino al porto yemenita di Mocha.

I prezzi di oggi

CarburanteSelf (rete)Self (autostrada)
Benzina2,077 €/L2,163 €/L
Gasolio2,184 €/L2,258 €/L
GPL0,747 €/L0,883 €/L
Metano1,784 €/kg1,753 €/kg

Rispetto a ieri: benzina +10 millesimi, gasolio +8 millesimi sulla rete ordinaria. In autostrada benzina +11 millesimi, gasolio +10 millesimi. Eni ha alzato di 1 centesimo i prezzi consigliati di benzina e diesel; IP di 1 centesimo sulla benzina.

Senza il taglio delle accise sul gasolio appena prorogato al 17 settembre, il diesel sulla rete ordinaria sarebbe oggi a 2,354 €/L — dodici centesimi e mezzo oltre il record storico assoluto del 17 marzo 2022 (2,229 €/L). Stiamo, in altri termini, pagando quel record a rate dilazionate grazie allo sconto fiscale, non evitandolo.

Il fattore Arabia Saudita: produzione ai minimi dal 1990

Il dato che ha scatenato il rialzo più brusco degli ultimi mesi non viene direttamente dallo Stretto di Hormuz, ma dall'Arabia Saudita. La comunicazione trasmessa dal paese all'OPEC ha rivelato che la produzione di agosto è crollata ai livelli più bassi dal 1990 — un crollo causato dagli attacchi degli Houthi agli impianti energetici sauditi avvenuti nelle settimane scorse.

L'Arabia Saudita è il più grande esportatore di greggio al mondo. Quando la sua produzione crolla, il mercato petrolifero globale reagisce in modo immediato e sproporzionato rispetto alle variazioni quantitative, perché viene meno la funzione di "riserva di capacità" che Riyad svolge storicamente — quella di alzare o abbassare la produzione per stabilizzare i prezzi. Con la capacità produttiva saudita sotto attacco, quella valvola di sicurezza non esiste più.

Il conflitto si allarga: gli Houthi prendono Mocha

La novità più preoccupante delle ultime 24 ore non riguarda l'Iran o Hormuz, ma lo Yemen. Le forze Houthi hanno preso il controllo della città portuale di Mocha, affacciata sul Mar Rosso. Mocha non è Hormuz — non controlla un quinto del petrolio mondiale — ma la sua caduta chiude un altro corridoio marittimo strategico e amplifica la pressione sulle rotte di navigazione del Golfo.

Come illustrato nella guida su cosa determina il prezzo della benzina, il costo del carburante alla pompa riflette non solo il prezzo del greggio ma anche i costi di trasporto e assicurazione delle petroliere. Quando le rotte si accorciano o vengono bloccate, questi costi esplodono — e si aggiungono al prezzo alla pompa indipendentemente dalla quotazione del Brent.

L'Iran, nel frattempo, ha dichiarato di aver attaccato dieci petroliere vicino allo Stretto di Hormuz il 9 settembre — risposta all'attacco americano a cinque petroliere iraniane del giorno prima. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha avvertito che intensificherà le rappresaglie in caso di ulteriori attacchi statunitensi.

Nessuna soluzione prima di novembre

Il dato politico più significativo degli ultimi giorni è una dichiarazione del presidente americano: il conflitto nel Golfo non si concluderà prima delle elezioni di medio termine di novembre. È la prima volta che viene messa una data — sia pure implicita — sul conflitto. E la data è lontana quasi due mesi. Per gli automobilisti italiani questo si traduce in una prospettiva concreta: il mercato del petrolio rimarrà sotto pressione almeno fino a novembre, con i prezzi alla pompa destinati a restare sopra i 2 euro al litro sulla rete ordinaria.

La proroga al 17 settembre: 86 milioni dal Fondo interventi strutturali

Il Consiglio dei ministri di ieri sera ha approvato la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 17 settembre. La misura costerà 86 milioni di euro, finanziati con la riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica — non con le accise mobili, questa volta, perché l'extra gettito IVA disponibile era già stato esaurito. La premier ha confermato l'intenzione di aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas, un orizzonte di lungo periodo che non cambia nulla per chi rifornisce domani mattina. Il 17 settembre è giovedì — sei giorni — e il governo dovrà di nuovo decidere cosa fare.

Il conto aggiornato: quanto costa questa crisi agli italiani

3 luglio11 settembreVariazione
Benzina self (rete)1,803 €/L2,077 €/L+27,4 cent/L
Gasolio self (rete)1,882 €/L2,184 €/L+30,2 cent/L

Su un pieno da 60 litri di gasolio il maggior costo rispetto all'inizio dell'estate è di 18 euro. Su base annua, per un pendolare diesel che fa tre pieni al mese, il maggior costo supera 650 euro. Il confronto rimane valido: preferire la rete ordinaria all'autostrada, il self service al servito e le pompe bianche ai distributori brandizzati permette ancora di risparmiare 15-20 euro a pieno rispetto alla scelta peggiore.

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Domande frequenti

Perché il Brent è salito a 107 dollari l'11 settembre 2026?+

Il rialzo del 6,34% in una sola seduta è stato causato da due fattori simultanei: la comunicazione dell'Arabia Saudita all'OPEC che ha rivelato la produzione di agosto ai minimi dal 1990 (a causa degli attacchi Houthi agli impianti sauditi), e la presa di controllo Houthi del porto di Mocha sullo Yemen, che chiude un altro corridoio marittimo strategico nel Mar Rosso.

Cosa significa la produzione saudita ai minimi dal 1990 per i prezzi della benzina?+

L'Arabia Saudita svolge storicamente il ruolo di 'riserva di capacità' del mercato petrolifero globale: può alzare o abbassare la produzione per stabilizzare i prezzi. Quando la sua capacità produttiva è sotto attacco, quella valvola di sicurezza non esiste più. Il mercato prezza questa incertezza strutturale con un premio di rischio permanente, che si trasmette ai prezzi alla pompa nel giro di 48-72 ore.

Fino a quando dureranno i prezzi alti della benzina?+

Il presidente americano ha dichiarato che il conflitto nel Golfo non si concluderà prima delle elezioni di medio termine di novembre 2026 — circa due mesi. Nel frattempo il mercato del petrolio rimarrà sotto pressione e i prezzi alla pompa hanno ogni probabilità di restare sopra i 2 euro al litro sulla rete ordinaria, con picchi autostradali ben oltre quella soglia.

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