Benzina a 2,017 €/L, gasolio a 2,130: il Brent si avvicina a 90 dollari, l'Iran pone condizioni per Hormuz
Lunedì 31 agosto i prezzi dei carburanti segnano nuovi rialzi. La benzina self service sulla rete ordinaria è a 2,017 €/L, il gasolio a 2,130 €/L— con il tetto delle accise scontate ancora in vigore fino al 5 settembre. Sui mercati internazionali il Brent sale dell'1,7% portandosi a 89,6 dollari al barile, il WTI dell'1,6% a 84,72 dollari. La spinta viene da un elemento nuovo: l'Iran starebbe compilando un elenco di condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo la richiesta dei mediatori Pakistan e Qatar. Non un accordo, ma un segnale che le trattative si stanno muovendo — e il mercato non lo legge come buona notizia.
I prezzi di oggi
Rispetto a venerdì: benzina +3 millesimi, gasolio -1 millesimo sulla rete ordinaria. Il differenziale rete ordinaria/autostrada rimane stabile intorno a 7-8 centesimi al litro — su un pieno da 60 litri vale ancora 4-5 euro. La guida ai rifornimenti in autostrada spiega dove uscire al casello per risparmiare sulle principali tratte.
Il nodo Hormuz: perché il Brent sale di nuovo
Il rimbalzo del petrolio di questa mattina non è causato da un peggioramento della crisi, ma da una complicazione diplomatica. L'Iran ha accettato di presentare un elenco di condizioni per la riapertura dello Stretto, ma il presidente Trump ha già dichiarato di non voler tornare ai termini del memorandum d'intesa di giugno — il punto di partenza da cui Teheran vorrebbe riprendere le trattative.
Il mercato legge questa divergenza come un ostacolo concreto: gli investitori che avevano speculato su una riapertura rapida stanno ridimensionando le aspettative, e questo spinge le quotazioni verso l'alto nonostante i segnali di dialogo.
Il dato di contesto rimane quello emerso a metà agosto: Goldman Sachs stima che le esportazioni totali di petrolio dalla regione del Golfo si attestino a 15-16 milioni di barili al giorno, ancora 7-8 milioni in meno rispetto al periodo prebellico. Una riduzione strutturale che nessuna trattativa diplomatica può risolvere nell'arco di poche settimane. A complicare ulteriormente il quadro, la Federal Reserve statunitense potrebbe alzare i tassi di interesse entro fine anno per contenere l'inflazione generata in parte dai rincari energetici.
Le tre soluzioni del governo per l'autunno
Con il tredicesimo decreto sulle accise in scadenza il 5 settembre, il governo ha aperto un confronto interno su cosa fare dopo. Tre ipotesi sono in discussione.
Prima ipotesi: prolungare il taglio delle accise. La strada più immediata ma anche la più costosa. Ogni decreto finora ha pesato tra 100 e 250 milioni di euro sulle casse pubbliche. Come già documentato nella guida su come funzionano le accise, questa componente fiscale pesa per oltre il 60% sul prezzo finale — e tagliarla anche solo di 10 centesimi richiede coperture significative.
Seconda ipotesi: aiuti mirati alle famiglie.Un bonus carburante selettivo, legato al reddito ISEE. L'ipotesi più avanzata prevede un contributo da 100 euro sulla Carta Dedicata a te per chi ha ISEE inferiore a 15.000 euro. Per i lavoratori dipendenti si valuta un bonus in busta paga fino a 200 euro come fringe benefit detassato. Per le partite IVA si studia una deduzione fiscale sulle spese di carburante professionale. Nessuna di queste misure è ancora stata approvata.
Terza ipotesi: incentivi all'autotrasporto. Risorse dedicate al rinnovo del parco mezzi pesanti, per ridurre la dipendenza dal gasolio per il trasporto merci. Un intervento strutturale che non abbassa il prezzo alla pompa nel breve termine.
Il costo totale dell'estate: oltre 400 milioni di euro in tre mesi
Da luglio ad oggi il governo ha emesso tredici decreti per finanziare il taglio delle accise sul gasolio, per un costo complessivo superiore a 400 milioni di euro. A questi si aggiungono le misure di marzo-giugno, che avevano già pesato per circa 2 miliardi.
Il risultato alla pompa è deludente rispetto all'investimento: il gasolio self sulla rete ordinaria è oggi a 2,130 €/L contro i 2,136 del 3 luglio. In sei settimane di decreti e proroghe, il risparmio netto per l'automobilista è di 0,6 centesimi al litro — meno di 40 centesimi su un pieno da 60 litri. Il motivo è noto: il meccanismo delle accise mobili ha limiti strutturali che rendono ogni intervento fiscale parzialmente vanificato dai rincari di mercato.
Cosa aspettarsi questa settimana
Il 5 settembre scade il decreto attuale. Il 6 settembre sarà disponibile l'extra gettito IVA di agosto, che permetterà al governo di valutare una nuova attivazione delle accise mobili. Nel frattempo, il Brent oscilla tra 87 e 90 dollari: senza una svolta diplomatica su Hormuz, il mercato non ha ragioni strutturali per scendere. Per chi deve fare rifornimento questa settimana, la strategia rimane quella descritta nella guida al risparmio sul carburante: rete ordinaria, self service, pompe bianche dove disponibili.
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Perché la benzina sale il 31 agosto 2026?+
Il rialzo è causato dall'aumento del Brent a 89,6 dollari al barile (+1,7%). La spinta viene dalla complicazione diplomatica su Hormuz: l'Iran ha presentato condizioni per la riapertura dello stretto, ma Trump ha dichiarato di non voler tornare ai termini del memorandum di giugno. Il mercato ha ridimensionato le aspettative di una risoluzione rapida.
Quando scadono le accise scontate sul gasolio?+
Il tredicesimo decreto sulle accise sul gasolio scade il 5 settembre 2026. Dal 6 settembre il governo valuterà se attivare le accise mobili o procedere con misure alternative come i bonus mirati alle famiglie.
Quanto è costato il taglio delle accise nell'estate 2026?+
Da luglio ad oggi il governo ha emesso tredici decreti per il taglio delle accise sul gasolio, per un costo complessivo superiore a 400 milioni di euro. Il risparmio netto alla pompa tra luglio e agosto è stato di soli 0,6 centesimi al litro rispetto all'inizio del periodo.
