Ogni volta che si sente parlare di "taglio delle accise" o "accise mobili", la domanda di fondo è sempre la stessa: ma cosa sono esattamente le accise, e perché pesano così tanto sul prezzo che paghiamo alla pompa? Questa guida risponde in modo diretto, senza gergo tecnico.
Le accise sono imposte indirette applicate a specifiche categorie di prodotti al momento della loro immissione in consumo. Nel caso dei carburanti, vengono pagate dai produttori e dagli importatori nel momento in cui il prodotto esce dal deposito fiscale per essere distribuito alla rete di vendita. Il costo viene poi trasferito al consumatore finale attraverso il prezzo alla pompa.
A differenza dell'IVA — che è una percentuale sul prezzo — le accise sono fisse per litro, indipendentemente dal costo del greggio. Questo significa che quando il petrolio scende, la quota di tasse sul prezzo finale aumenta in percentuale; quando il petrolio sale, la quota di tasse rimane la stessa in valore assoluto ma pesa di meno in percentuale.
Le aliquote ordinarie delle accise in Italia sono tra le più alte d'Europa:
| Carburante | Accisa per litro | Con IVA al 22% sull'accisa |
|---|---|---|
| Benzina | 0,7284 €/L | ~0,889 €/L |
| Gasolio | 0,6174 €/L | ~0,753 €/L |
| GPL | 0,2678 €/L | ~0,327 €/L |
| Metano auto | 0,0045 €/kg | trascurabile |
Su un prezzo alla pompa di circa 1,98 €/L per la benzina self, la componente fiscale (accise + IVA su tutto) pesa per circa il 63%. In altri termini, di ogni euro speso alla pompa, poco più di 63 centesimi vanno allo Stato.
Le accise italiane sui carburanti hanno una caratteristica unica: si sono accumulate nel corso di decenni, stratificando prelievi nati per finanziare eventi straordinari e mai rimossi. Tra le più note:
Queste voci storiche non compaiono più separatamente nel testo di legge attuale — sono state unificate in un'unica aliquota — ma sono diventate parte del dibattito culturale sull'inefficienza fiscale italiana.
Partendo da un prezzo del greggio di circa 90 dollari al barile (circa 0,52 €/L per la benzina dopo raffinazione e logistica), il prezzo finale si costruisce così:
| Componente | Valore indicativo |
|---|---|
| Costo industriale (greggio + raffinazione + logistica) | ~0,52 €/L |
| Margine gestore | ~0,08 €/L |
| Accisa benzina | 0,7284 €/L |
| IVA 22% sull'intero importo | ~0,29 €/L |
| Prezzo finale stimato | ~1,62 €/L |
La differenza rispetto ai prezzi attuali (intorno a 1,98 €/L) è dovuta all'aumento del costo industriale per le tensioni geopolitiche su Hormuz e il Mar Rosso.
È uno degli aspetti meno noti e più controversi della fiscalità sui carburanti italiani. L'IVA al 22% si applica non solo al costo industriale e al margine del gestore, ma anche sull'importo delle accise. In sostanza, si paga un'imposta su un'imposta.
Questo meccanismo amplifica l'effetto dei rincari: quando il prezzo del petrolio sale, l'IVA aumenta proporzionalmente su tutta la base imponibile, accise incluse. Lo Stato incassa quindi automaticamente di più sia dal lato delle accise (fisse) sia dal lato dell'IVA (percentuale crescente). È proprio questa extra-entrata IVA che viene utilizzata per finanziare il meccanismo delle accise mobili.
L'Italia non è l'unico paese europeo ad avere accise elevate sui carburanti, ma è tra i più penalizzati. Le ragioni storiche sono quella stratificazione di prelievi emergenziali mai rimossi descritta sopra. La ragione strutturale è che le accise sui carburanti sono una delle voci più stabili del gettito fiscale italiano: difficili da evadere, prevedibili, automaticamente incassate nella filiera distributiva.
Ridurle in modo strutturale significherebbe trovare compensazioni altrove, il che spiega perché ogni governo, indipendentemente dall'orientamento politico, abbia proceduto con tagli temporanei piuttosto che con riduzioni permanenti.
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Quanto pesano le accise sul prezzo della benzina in Italia?
Con prezzi intorno a 1,98 €/L, la componente fiscale (accise + IVA su tutto) pesa per circa il 63% del prezzo finale. L'accisa sulla benzina è 0,7284 €/L; aggiungendo l'IVA al 22% applicata anche sull'accisa, la quota fiscale sale a circa 0,889 €/L.
Perché in Italia le accise sui carburanti sono così alte?
Le accise italiane si sono accumulate nel corso di decenni, stratificando prelievi nati per finanziare eventi straordinari (guerre, alluvioni, terremoti) e mai rimossi. Strutturalmente, sono una delle voci di gettito più stabili e difficili da evadere.
L'IVA si paga anche sulle accise?
Sì. L'IVA al 22% si applica sull'intero prezzo alla pompa, accise incluse. Si paga quindi un'imposta su un'imposta. Questo amplifica l'effetto dei rincari: quando il petrolio sale, lo Stato incassa automaticamente di più sia sulle accise (fisse) sia sull'IVA (percentuale).
Cosa sono le accise mobili sui carburanti?
Le accise mobili sono un meccanismo che riduce temporaneamente le accise finanziandosi con l'extra gettito IVA generato dai prezzi alti. Non pesano sul deficit pubblico, ma richiedono settimane tra il rincaro, l'incasso dell'IVA aggiuntiva e l'applicazione del taglio.
Qual è la differenza tra accise e IVA sui carburanti?
Le accise sono fisse per litro (0,7284 €/L per la benzina) indipendentemente dal prezzo del petrolio. L'IVA è invece una percentuale (22%) sul prezzo totale: quando il petrolio sale, l'IVA incassata dallo Stato aumenta automaticamente.